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Scuola e DSA: l’importanza degli insegnanti

PUBBLICATO IL: 26/02/2020 DA: Antonio Racanati
Nell’ambito scolastico c’è un numero sempre maggiore di studenti con problematiche legate all’apprendimento. Per questo è importante che i professori conoscano le tecniche più adatte per insegnare a coloro che soffrono di Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Ciò nonostante, non è necessario essere un medico autorizzato per implementare delle valide strategie a riguardo. Sia che si tratti di uno studente irrequieto o di un allievo tranquillo e riservato, la comprensione di eventuali difficoltà di studio in classe è utile per il successo scolastico dello stesso. Andando più nello specifico, i DSA sono disturbi dell’apprendimento relativi a competenze sottosviluppate in una o più aree, di solito legate a problemi neurologici. Le persone colpite possono quindi imparare, ma ottengono risultati costantemente al di sotto del livello della loro intelligenza. Queste difficoltà possono includere problemi con la percezione di numeri (discalculia), di lettere (dislessia e/o disortografia), la formazione di lettere (disgrafia), la memoria di elaborazione e disturbi dell’attenzione.

Il supporto agli studenti

Naturalmente gli insegnanti non hanno l’obbligo né la capacità di eseguire diagnosi, ma devono comunque essere in grado di riconoscere e segnalare, anche precocemente, un Disturbo Specifico dell’Apprendimento. Questa attenzione consente quindi un approccio corretto tempestivo, sia da parte dei docenti che dei genitori, volto a supportare l’alunno e a limitare i danni che una mancata diagnosi potrebbe causare in termini di apprendimento e di autostima. Gli studenti con diagnosi di DSA hanno pertanto diritto a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica e alla formalizzazione di un Piano Didattico Personalizzato, durante tutto il percorso formativo scolastico. All’interno di questo contesto è quindi lecito chiedersi in che modo un educatore può osservare precocemente i sintomi del DSA. Queste difficoltà sono riscontrabili già a partire dai 4 o 5 anni di età tramite le seguente avvisaglie.
  • Ritardo nel linguaggio.
  • Confusione delle parole che hanno una pronuncia simile.
  • Difficoltà di espressione.
  • Difficoltà di identificare le lettere.
  • Difficoltà a identificare i suoni associati alle lettere.
  • Familiarità inerente ai problemi di lettura e scrittura.
I docenti, una volta rilevati gli indicatori di un possibile DSA e dopo aver attuato quanto di loro competenza attraverso strategie didattiche mirate, sono tenuti a comunicarlo alle famiglie, per procedere insieme ad un rimando agli enti di competenza per provvedere alla diagnosi. Tuttavia, nella scuola dell’infanzia non è previsto effettuare invii al servizio specialistico per un sospetto di DSA. Invece, per quanto riguarda dislessia e disortografia, la diagnosi può essere effettuata solo a partire dal secondo quadrimestre della seconda classe della scuola primaria, mentre per la discalculia e la disgrafia, solo al termine del terzo anno della scuola primaria. È importante notare, inoltre, che molti alunni, soprattutto nel primo biennio della scuola primaria, manifestano difficoltà nelle abilità di base coinvolte dai Disturbi Specifici di Apprendimento. Tuttavia, soltanto una percentuale di questi presenta un effettivo DSA, poiché spesso l’evidenza di un indicatore atipico non sempre corrisponde ad un reale disturbo. In tal caso, è fondamentale per gli insegnanti provare ad adoperare strumenti e strategie alternative che, in caso di nessun miglioramento, devono essere necessariamente seguite dalla segnalazione familiare.

Un ruolo inclusivo

Ciascun docente può aiutare un alunno con DSA nei seguenti modi.
  • Informarsi e formarsi adeguatamente circa il DSA.
  • Collaborare con la famigliain modo proficuo per il bene dell’alunno.
  • Concedere all’ alunno tempi più lunghi per le prove scritte, per lo studio e l’esecuzione dei compiti scolastici.
  • Permettere allo studente di avvalersi di strumenti ausiliariquali: calcolatrice, computer, registratore, schemi e mappe cognitive.
  • Spiegare ai compagni di classe il diverso funzionamento cognitivo dell’alunno, chiedendo loro di supportarlo per favorire il suo apprendimento.
  • Far comprendere all’alunno che crede in lui e nel suo successo formativo, sostenere i suoi sforzi e gratificarlo anche quando ottiene piccoli successi cognitivi.
Per tutti questi motivi, oggi un insegnante non è solo un dispensatore di conoscenze ma assume anche un ruolo di guida e di facilitatore nella costruzione attiva e nella crescita delle classi che presentano allievi con DSA. La sfida della scuola moderna è quindi divenire sempre più flessibile e capace di comprendere, valorizzare e adeguarsi alle differenze tra gli alunni. 24 CFU Continua a seguirci sul blog targato Musa Formazione per altri approfondimenti e novità riguardanti il mondo della scuola e se desideri insegnare scopri il percorso dei 24 CFU per accedere al concorso docenti. Hai ancora poco tempo!
Antonio Racanati

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